Rivista giuridica di urbanistica ed edilizia. ISSN 2498-9916     Direttori:  Avv. Francesco Barchielli,   Avv. Federico Faldi  e  Avv. Gherardo Lombardi


Corte Costituzionale, 22 luglio 2004, n. 259 (Finocchiaro)
Autore: francesco - Pubblicato il 15 settembre 2004
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale della legge della Regione Toscana 4-4-2003, n. 19, recante “Disposizioni in materia di tutela della fascia costiera e di inquinamento delle acque. Modifica alla legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88". B.U.R.T. n. 36 del 8 settembre 2004
Considerato in diritto

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha presentato ricorso in via principale nei confronti della legge della Regione Toscana 4 aprile 2003, n. 19 (Disposizioni in materia di tutela della fascia costiera e di inquinamento delle acque. Modifica alla legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88), modificativa dell’art. 20, comma 2, della legge regionale 1° dicembre 1998, n. 88, chiedendo che la stessa sia dichiarata costituzionalmente illegittima, per violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, in quanto invasiva della competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, stante la necessità da parte dello Stato di individuare standard uniformi di tutela dell’ambiente marino e della fascia costiera.

2. -La questione è infondata.

Secondo l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., lo Stato ha legislazione esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e dei beni culturali.
Tuttavia questa Corte ha precisato che non tutti gli ambiti specificati nel secondo comma dell’art. 117 possono, in quanto tali, configurarsi come “materie” in senso stretto, poiché, in alcuni casi, si tratta più esattamente di competenze del legislatore statale idonee ad investire una pluralità di materie, ed ha escluso la configurabilità di una “materia” riconducibile in senso tecnico in via esclusiva alla “tutela dell’ambiente”, qualificando l’ambiente come “valore” costituzionalmente protetto, che, in quanto tale, delinea una sorta di materia “trasversale”, in ordine alla quale si manifestano competenze diverse, che possono ben essere regionali, spettando allo Stato il compito di fissare standard di tutela uniformi sull’intero territorio nazionale (sentenze n. 96 del 2003 e n. 407 del 2002).
Nel settore della tutela dell’ambiente la competenza esclusiva dello Stato non è incompatibile con interventi specifici del legislatore regionale che si attengano alle proprie competenze.
L’art. 35 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole), prevede, “al fine della tutela dell’ambiente marino”, che per determinate attività consistenti nell’immersione in mare da determinati luoghi (navi, aeromobili, spiagge, lagune o altro) e per determinati materiali (materiali di scavo, inerti, o altro) è necessaria un’autorizzazione.
Tale norma non individua, salvo qualche eccezione, l’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione, né indica quali siano i criteri mediante i quali verificare la compatibilità ambientale dell’attività soggetta ad autorizzazione. Per alcune delle attività per le quali l’art. 35 prevede la necessità di una autorizzazione, è intervenuto l’art. 21 della legge 31 luglio 2002, n. 179 (Disposizioni in materia ambientale), secondo cui “per gli interventi di ripascimento della fascia costiera, nonché di immersione di materiali di escavo di fondali marini, o salmastri o di terreni litoranei emersi all’interno di casse di colmata, di vasche di raccolta o comunque di strutture di contenimento poste in ambito costiero, l’autorità competente per l’istruttoria e il rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo 35, comma 2, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, è la Regione, nel rispetto dei criteri stabiliti dal medesimo articolo 35”. La norma regionale impugnata attribuisce la delega da quest’ultima alle Province del relativo potere autorizzatorio non è illegittima in quanto non risulta lesiva di alcun principio costituzionale ed, anzi, è coerente con il principio di sussidiarietà.
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale della legge della Regione Toscana 4 aprile 2003, n. 19 (Disposizioni in materia di tutela della fascia costiera e di inquinamento delle acque. Modifica alla legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88), sollevata, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte Costituzionale, Palazzo della Consulta, l’8 luglio 2004. Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2004. 8.9.2004 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE TOSCANA - N. 36 5

B.U.R.T. n. 36 del 8 settembre 2004

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