Rivista giuridica di urbanistica ed edilizia. ISSN 2498-9916     Direttori:  Avv. Francesco Barchielli,   Avv. Federico Faldi  e  Avv. Gherardo Lombardi


C.G.A.R.S., 29 giugno 2022
Autore: Avv. Federico Faldi - Pubblicato il 9 luglio 2022
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PREFERENZE

Sullo scopo del vincolo autostradale e se ai fini dell'attualizzazione dello stesso sia necessario che venga posta “la prima pietra” della futura autostrada.

SENTENZA N. 773

Questo Consiglio ha affermato che “In ordine alla natura del vincolo autostradale lo stesso è di carattere assoluto e prescinde dalle caratteristiche dell’opera realizzata, poiché esso non può essere inteso restrittivamente allo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e all’incolumità delle persone, ma è correlato alla più ampia esigenza di assicurare un’area contigua all’arteria stradale utilizzabile in qualsiasi momento dall’ente proprietario o gestore per l’esecuzione dei lavori, ivi compresi quelli di ampliamento, senza limiti connessi alla presenza di costruzioni. Trattandosi di vincolo assoluto permanente, non occorre alcuna particolare motivazione che si faccia carico della situazione in concreto. In tale ipotesi è sufficiente la verifica della violazione del limite di distanza dalla strada, atteso che l’atto di diniego si prefigura come un atto vincolato” (C.G.A.R.S., Sezioni Riunite parere n. 4/2020).
Il vincolo sussisteva perché la costruzione dell’autostrada era concretamente prevista e programmata.
Per attualizzare il vincolo non è richiesto che venga posta “la prima pietra” della futura autostrada essendo sufficiente, come prevede testualmente l’art. 9 della l. n. 729/1961 che l’opera pubblica sia prevista in progetti approvati.


FATTO E DIRITTO

1. Oggetto del presente procedimento è il provvedimento del 7 aprile 2015 di ANAS s.p.a. con cui si avvertiva la ditta Dispensa Concetta che, con riferimento alla "Richiesta rilascio Nulla Osta per le sanatorie edilizie avente ad oggetto: A/29 Km 10 200 diniego nulla osta in sanatoria per un immobile sito nel Comune di Carini in via Lungomare Cristoforo Colombo 561 e ricadente nella fascia di rispetto autostradale, censito al catasto al foglio 6 part. 2777 di detto Comune" presentata da quest'ultima in data 19 ottobre 2004, l’ANAS affermava che "non sussistono a termini di legge le condizioni per il rilascio del chiesto nulla osta in sanatoria".
2. Il provvedimento che impediva il rilascio del titolo edilizio in sanatoria veniva impugnato da parte appellante.
3. A sostegno del ricorso di primo grado parte appellante narrava che nella qualità di proprietaria di un manufatto edilizio sito in comune di Carini, C.da Milioti, sulla via Cristoforo Colombo, ricadente sulla particella n.2777 del foglio di mappa n.6 del comune dì Carini, inoltrava richiesta di concessione in sanatoria ai sensi della l. n. 47/1985 presso il comune di Carini in data 27 settembre 1986.
Al fine di ottener il detto titolo inviava all’ANAS apposita richiesta di rilascio nulla osta per le sanatorie edilizie in data 19 ottobre 2004
In data 6 marzo 2007 l’ANAS rispondeva alla richiesta avanzata nel 2004 precisando che gli accertamenti tecnici eseguiti avevano appurato che l'immobile in esame, si trovava alla distanza di ml. 19,00 dal confine ANAS (rete sul muretto) della carreggiata Palermo - Mazzara.
Veniva evidenziato inoltre che l'immobile era privo di concessione edilizia, in quanto la stessa era stata richiesta in data 27 settembre 1986 e rientrava nella destinazione urbanistica Zona "F" per i sevizi della balneazione (art. 18).
La risposta concludeva specificando che pertanto, ai sensi dell'art. 9 della l.729/61, non poteva essere concesso il nulla osta favorevole, ma si aggiungeva che,” ai sensi del comma 2 dell'art. 9 della l. n.729/61, l'immobile non costituiva pericolo per la sicurezza della circolazione e poteva essere presentata istanza di deroga.”
4. In data 14 marzo 2007 la signora Dispensa Maria Concetta contestava all’ANAS che la distanza della costruzione dal confine stradale era maggiore di quella accertata dalla stessa in sede di sopralluogo e conseguentemente chiedeva il riesame della pratica con la contestuale verifica della distanza di cui sopra.
In data 24 novembre 2014 l’ANAS rispondeva alla contestazione:
“eseguita l'istruttoria ed effettuato apposito sopralluogo, giusta relazione pervenuta in data 24.10.2014 avente prot. n. CPA-00649694, non poteva accogliere la domanda avanzata da codesta ditta in quanto, era risultato che il fabbricato costruito in assenza di, concessione edilizia, si trovava ubicato a ml. 21,20 dal confine autostradale. Infatti dopo la pubblicazione della l. n. 133/2008 che ha abrogato la l. n. 729/1961, art.9, a norma del quale la distanza minima da osservare nelle edificazioni all'interno del perimetro del centro abitato e degli insediamenti previsti nei piani regolatori e nei programmi di fabbricazione era prevista in ml. 25 dal confine autostradale, è stata emanata la circolare ANAS n 109707/2010 che, tenendo conto di quanto disposto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, indica in ml. 30 la distanza minima di cui trattasi, in conformità alla normativa dettata dal codice della strada."
5. La parte privata forniva ulteriori controdeduzioni.
6. L’ANAS ribatteva valorizzando la circolare 52322 del 26.8.2010 della Condirezione Generale Tecnica la quale, tra l'altro, si conformava al parere del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 25.11.2009 n. 101702 secondo il quale "in relazione ai procedimenti amministrativi in itinere, dovrà trovare applicazione il regime giuridico della normativa di riferimento vigente al momento dell'emissione del provvedimento"; Ne consegue, che non si può applicare, all'attualità, il disposto dell'abrogato art. 9, comma 2, l. n. 729/1961 affini della concessione di una deroga."
7. Seguiva, quindi, il provvedimento conclusivo del sub-procedimento con il quale veniva denegato quanto richiesto da parte appellante perché era “risultato che il fabbricato indicato in oggetto, si trova alla distanza di m. 21,20 dal confine autostradale e non sussistono a termini di legge le condizioni per il rilascio del chiesto nulla osta in sanatoria".
8. A sostegno del ricorso venivano dedotti tre motivi:
-silenzio assenso – l. n. 241/1990;
-obbligo dell’ANAS di provvedere;
-mancanza di pericolo per la sicurezza stradale.
Con la memoria depositata in vista dell’udienza di primo grado veniva approfondito il contenuto del terzo motivo del ricorso introduttivo.
Si precisava che l’immobile sarebbe stato realizzato in data antecedente (data certamente precedente al primo gennaio 1968) all’insorgere sull’area di sedime del vincolo autostradale.
Si affermava nella memoria che tanto ai sensi della legge regionale (art. 23 l.r. n. 37/1985) quanto ai sensi della corrispondente normativa nazionale (artt. 32 e 33 l. n. 47/1985), il vincolo autostradale radicalmente ostativo alla sanatoria, al pari degli altri vincoli di inedificabilità, opererebbe soltanto quando il vincolo medesimo sia stato “posto antecedentemente all’esecuzione delle opere” (così testualmente il comma 10 del citato art. 23 l.r. n. 37/1985).
Nella presente fattispecie poiché il vincolo sarebbe successivo in quanto l’autostrada è stata realizzata a partire dal 1970 ed il manufatto sarebbe stato realizzato in epoca antecedente, la sanatoria non ricadrebbe nell’ambito applicativo dell’art. 33 l. n. 47/1985 (relativo ai c.d. vincoli di inedificabilità preesistenti alla realizzazione dell’opera), bensì nella diversa disciplina risultante dal combinato disposto dei commi 8 e 10 dell’art. 23 l.r. n. 37/1985 (corrispondente all’art. 32, comma 2, lettera C, della l. n. 47/1985), secondo le quali l’ANAS può e deve concedere il suo nulla osta quando accerti l’insussistenza di minaccia alla sicurezza del traffico.
L’ANAS nella risposta precedentemente fornita in data 6 marzo, infatti, avrebbe esplicitamente escluso il pericolo concreto.
9. Nel giudizio di primo grado restava assente l’ANAS.
10. La sentenza del giudice di prima cure respinge il ricorso.
11. Propone appello la parte soccombente in primo grado con motivi che ripercorrono sostanzialmente le problematiche giuridiche già sottoposte allo scrutinio del primo giudice.
12. Con il primo motivo si deduce l’erroneità della sentenza laddove non avrebbe né ritenuto consolidato il silenzio assenso (I motivo di ricorso) né, quantomeno, la violazione da parte dell’ANAS dell’obbligo a provvedere gravante in capo alla stessa (II motivo di ricorso).
L’ANAS avrebbe illegittimamente fatto trascorrere oltre 10 anni prima di dare riscontro all’istanza inviata dall’odierna appellante nel 2004.
13. Con il secondo motivo si deduce l’erroneità della sentenza laddove non avrebbe ritenuto che la mancanza di pericolo per la sicurezza stradale, a causa dell’asserita sussistenza del vincolo di inedificabilità assoluta, rendesse rilasciabile un parere positivo (III motivo di ricorso).
Al di là dell’effettiva distanza dall’autostrada si afferma che l’immobile sarebbe stato realizzato prima dell’insorgenza del vincolo.
Il vincolo avrebbe una valenza assoluta solo per le opere realizzate dopo la sua apposizione, ex comma 10, art. 23 l.r. n. 37/1985.
Per le opere realizzate prima troverebbe applicazione la diversa disciplina ex. commi 8 e 1 0 dell’art. 23 l.r. n. 37/1985 (corrispondente all’art. 32, comma 2, lettera c, l. n. 47/1985), secondo la quale l’ANAS potrebbe e dovrebbe concedere il suo nulla osta quando accerti l’insussistenza di minaccia alla sicurezza del traffico.
Circostanza questa già accertata in precedenza dall’ANAS.
14. Con il terzo motivo si deduce l’erroneità della sentenza laddove ha giustificato la determinazione negativa del l’ANAS affermando che il nulla osta sarebbe stato comunque necessario anche in caso di insussistenza del vincolo di inedificabilità assoluta (IV motivo di ricorso).
Sarebbe errato l’assunto del giudice di prime cure circa il fatto che comunque sarebbe stato necessario acquisire il parere anche per l’opera costruita dopo il vincolo, poiché sostiene parte appellante il parere positivo da parte del l’ANAS, nella sostanza, sarebbe stato espresso nella nota del 2007 ove si escludeva l’esistenza del pericolo concreto nella presente fattispecie.
15. Con il quarto motivo si deduce l’erroneità della sentenza laddove non ha ritenuto leso il principio di affidamento legittimo incolpevole. (V motivo di ricorso).
16. Si è costituita nel presente grado di giudizio l’ANAS.
16.1. In data 24 aprile 2022 l’ANAS ha depositato documentazione a sostegno della legittimità del proprio operato.
17. In data 16 maggio 2022 parte appellante ha depositato memoria per insistere nella propria prospettazione difensiva e supportando, in modo particolare, le argomentazioni esplicitate con il secondo motivo a sostegno dell’appello.
18. In data 16 giugno 2022 la causa è stata trattenuta in decisione.
19. L’appello va respinto.
20. È nella facoltà del giudice decidere l’ordine cronologico con cui scrutinare i motivi a sostegno dell’appello, in assenza di una indicazione vincolante contenuta nell’atto difensivo in esame.
Il Collegio reputa opportuno, per evidenti ragioni sistematiche, procedere dall’esame del secondo motivo dedotto a sostegno dell’appello.
Con tale motivo si introduce il tema di rilievo dirimente ai fini della risoluzione della presente controversia: il rapporto tra il vincolo di inedificabilità dovuto alla vicinanza dell’autostrada e l’opera edilizia per cui si intende ottenere il titolo edilizio in sanatoria.
Parte appellante parte da un assunto, in fatto, non adeguatamente provato: l’opera sarebbe stata realizzata in epoca antecedente l’apposizione del vincolo de quo. A detta di parte appellante l’edificio nell’attuale sagoma e con l’attuale copertura, esisteva certamente già in data antecedente al 1 gennaio 1968.
Occorre preliminarmente ribadire che quando in tema di sanatoria edilizia viene in rilievo la data di edificazione dell’opera è esclusivo onere della parte istante provare, con prova certa, il dato temporale cui ancorare le conseguenze giuridiche favorevoli.
Per tralatizia giurisprudenza l’onere della prova della realizzazione dei lavori entro la data utile per ottenere il titolo in sanatoria grava sul richiedente la sanatoria a pena del rigetto della domanda in forza della vicinanza della prova e della disponibilità della stessa da parte del richiedente (ex multis C.G.A.R.S. n. 581/2020).
Nella presente fattispecie la prova della data utile per la prospettazione difensiva non è stata compiutamente fornita ed è contraddetta dalle ulteriori emergenze processuali.
IL giudice di prime cure per ritenere l’opera realizzata dopo l’apposizione del vincolo sull’area ove insiste l’immobile valorizza l’autodichiarazione del settembre 1986, sottoscritta dalla stessa Dispensa Concetta a corredo della domanda di sanatoria edilizia, con cui l’intestataria ha dichiarato che l’abuso era connesso ad una attività edificatoria avviata nel 1970 (inizio lavori) e terminata nel 1976.
Evidenzia il primo giudice che già nel 1970 la Soprintendenza ai beni culturali di Palermo ebbe a contestare (nota prot n. 3794 del 5/8/1970) la natura del tutto abusiva delle opere rinvenute, allora descritte quale “costruzione di un padiglione in lamiera ondulata, con basamento in cemento, altro m. 4,50 e di un vano in conci di tufo di metri 3,50 x 2,50 circa”.
Le opere descritte nel 1970 non appaiono avere la medesima consistenza di quelle desumibili dalla aerofotogrammetria n.531, strisciata 4, del volo del giugno 1975, in atti che risultano quindi realizzate in epoca successiva.
Nella nota inviata all’Avvocatura distrettuale per predisporre l’eventuale difesa (ed al Comune di Carini) depositata in data 20 aprile 2022 l’ANAS precisa che solo sul fotogramma del 1975 la S.A.S. dichiara che l'immobile di interesse risulta interamente contenuto nella particella catastale 2777.
L’ANAS, pertanto, ha correttamente preso in oggettiva considerazione l'anno 1975, come data certa di realizzazione “dell'immobile che, già nella domanda di condono edilizio, si dichiarava ultimato nel 1976”.
Tali argomentazioni nell’atto di appello non sono stati destinatari di conducenti contestazioni che ne incrinassero la valenza probatoria.
Il motivo, comunque, sarebbe infondato anche se si ritenesse provato che l’immobile è stato realizzato prima del 1968.
Vigevano sicuramente sulla zona de quo i vincoli di cui all’art. 9 l. 24 luglio 1961 n. 729.
L’art. 9 l. 24 luglio 1961 n. 729 (dapprima parzialmente abrogato dall’art. 231 d.lgs. n. 285/1992 e successivamente abrogato dall’art. 24 d.l. n. 112/2008) prevede, in particolare, che: “lungo i tracciati delle autostrade e relativi accessi, previsti sulla base dei progetti regolarmente approvati, è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie a distanza inferiore a metri 25 dal limite della zona di occupazione dell'autostrada stessa. La distanza è ridotta a metri 10 per gli alberi da piantare” (comma 1).
Ha ribadito il Consiglio di Stato:
“Tale vincolo opera già prima del diverso e successivo vincolo introdotto dal D.M. 1 aprile 1968 (il cui art. 4 prevede un vincolo di inedificabilità di 60 m. dal ciglio della autostrada), sia per effetto diretto dell’entrata in vigore della legge n. 729/1961, sia per effetto dell’art. 41-septies della l. 17 agosto 1942 n. 1150 (introdotto dall’art. 19 l. n. 765/1967), in base al quale, in attesa del decreto ministeriale di definizione delle categorie di strade e delle distanze minime di rispetto a protezione del nastro stradale (il successivo D.M. 1 aprile 1968), “si applicano a tutte le autostrade le disposizioni di cui all'art. 9 della legge 24 luglio 1961, n. 729.”
Quanto alla natura dei vincoli stradali (ed, in particolare, autostradali) la giurisprudenza, con interpretazione che si condivide, ha già avuto modo di affermare che si tratta di vincoli di inedificabilità assoluta (Cass. civ., sez. II, 3 novembre 2010 n. 22422 e 10 gennaio 2007 n. 229; Cons. Stato, Ad. Plen. 16 novembre 2005 n. 9; Cons. St., sez. IV, 18 ottobre 2002 n. 5716 e, con specifico riferimento alle autostrade, sez. IV, 25 settembre 2002 n. 4927).
Si è anche precisato che il divieto di costruire a una certa distanza, imposto dall'art. 9 l. n. 729/1961 e dal d.m. lavori pubblici 1 aprile 1968, non può essere inteso restrittivamente, e cioè come previsto al solo scopo di prevenire l'esistenza di ostacoli materiali emergenti dal suolo e suscettibilità di costituire, per la prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e alla incolumità delle persone, in quanto è correlato alla più ampia esigenza di assicurare una fascia di rispetto utilizzabile, all'occorrenza, dal concessionario per l'esecuzione dei lavori, per l'impianto dei cantieri, per il deposito dei materiali, per la realizzazione di opere accessorie, senza limitazioni connesse alla presenza di costruzioni. Pertanto, il vincolo in questione, traducendosi in un divieto assoluto di costruire, rende legalmente inedificabili le aree site in fascia di rispetto stradale o autostradale, indipendentemente dalle caratteristiche dell'opera realizzata e dalla necessità di accertamento in concreto dei connessi rischi per la circolazione stradale” (Cons. St., sez. IV n. 3498 del 2011).
Questo Consiglio ha affermato che:
“In ordine alla natura del vincolo autostradale lo stesso è di carattere assoluto e prescinde dalle caratteristiche dell’opera realizzata, poiché esso non può essere inteso restrittivamente allo scopo di prevenire l’esistenza di ostacoli materiali suscettibili di costituire, per la loro prossimità alla sede stradale, pregiudizio alla sicurezza del traffico e all’incolumità delle persone, ma è correlato alla più ampia esigenza di assicurare un’area contigua all’arteria stradale utilizzabile in qualsiasi momento dall’ente proprietario o gestore per l’esecuzione dei lavori, ivi compresi quelli di ampliamento, senza limiti connessi alla presenza di costruzioni. Trattandosi di vincolo assoluto permanente, non occorre alcuna particolare motivazione che si faccia carico della situazione in concreto. In tale ipotesi è sufficiente la verifica della violazione del limite di distanza dalla strada, atteso che l’atto di diniego si prefigura come un atto vincolato” (C.G.A.R.S., Sezioni Riunite parere n. 4/2020).
Il vincolo sussisteva perché la costruzione dell’autostrada era concretamente prevista e programmata.
Per attualizzare il vincolo non è richiesto che venga posta “la prima pietra” della futura autostrada essendo sufficiente, come prevede testualmente l’art. 9 della l. n. 729/1961 che l’opera pubblica sia prevista in progetti approvati.
Già con deliberazione n. 425VT del 29 luglio 1960 fu approvato il progetto ad opera della Cassa del Mezzogiorno della strada di grande comunicazione Palermo - Punta Raisi, ossia il tratto autostradale lungo il quale si trova ubicata la costruzione in questione, con contestuale decorrenza dei vincoli sulle aree derivanti dalla dichiarazione di pubblica utilità, nonché di urgenza ed indifferibilità. Il dato si ricava da un documento prodotto dall’ANAS per la prima volta in grado di appello, produzione non osteggiata da parte appellante.
Comunque è pacifico che l’autostrada è stata costruita su finanziamento della CASMEZ, a cura della Regione siciliana, Assessorato lavori pubblici, ufficio aeroporti. Con decreto ministeriale del 7 luglio 1966 è stata disposta la classificazione in autostrada della strada di allacciamento alla città di Palermo, con l'aeroporto di Punta Raisi e confermati i vincoli della l. n. 729/1961 art. 9 che fissava in ml 25 il limite di inedificabilità.
In conclusione sul punto deve ritenersi provato che l’immobile abusivo è stato realizzato dopo l’apposizione del vincolo di inedificabilità assoluta e pertanto non era possibile concedere il chiesto nulla osta all’ANAS.
Deve infatti applicarsi l'art. 33 co. 1 l. n. 47/1985 a norma del quale la fascia di rispetto autostradale comporta il vincolo di inedificabilità assoluta.
Per completezza di motivazione il Collegio rileva che il provvedimento impugnato contiene un segmento motivazionale che appare opportuno evidenziare, non adeguatamente approfondito dalle parti contrapposte.
Si legge nel provvedimento impugnato:
“Con legge del 6.8.2008 n.133 e l'intervenuta l'abrogazione dell'art. 9 della l. n. 729/1961, in conseguenza della quale si applicano: le distanze minime inderogabili dal confine di proprietà autostradale fissate in mt.60 all'esterno del perimetro dei centri abitati e degli insediamenti previsti dai piani regolatori e dai programmi di fabbricazione di cui al d.m. 1° aprile 1968 n. 1404; la distanza di mt.30, tenuto canto della circolare ANAS n. 109707/2010 applicativa delle disposizioni dettate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per le edificazioni all'interno del perimetro dei centri abitati e degli insediamenti previsti dai piani regolatori generali.
Precisa il provvedimento impugnato che:
“Sicché questa Società provvede a rilasciare il nulla osta di competenza per le costruzioni ubicate a distanza uguale o superiore a mt.30 dal limite della zona di occupazione autostradale (sempre che le medesime non costituiscano minaccia alia sicurez2; a della circolazione), mentre la richiesta di nulla osta non può essere accolta per quelle costruzioni poste a distanza inferiore a mt.30”.
Per giurisprudenza pacifica il provvedimento che concede il titolo in sanatoria deve essere adottato alla stregua delle norme vigenti nel momento dell’adozione.
In base alle nuove disposizioni che regolano la materia il provvedimento richiesto non potrebbe comunque essere rilasciato alla parte istante.
21. Alla stregua dei principi appena affermati devono considerarsi infondati gli ulteriori motivi dedotti con l’atto introduttivo di questo grado di giudizio.
22. Non è fondato il primo motivo ove si accenna alla problematica del silenzio assenso.
La formazione del silenzio assenso non è frutto del solo mero decorso del tempo entro cui l’amministrazione dovrebbe provvedere.
Occorre precisare che l’istituto del silenzio assenso rappresenta un accadimento procedimentale eccezionale che risponde alla reiterata esigenza di semplificazione dell’agire della p.a.
Non è un istituto che rimanda alla liberalizzazione.
Ciò comporta che con il silenzio assenso la parte privata non può ottenere un provvedimento favorevole che gli sarebbe precluso, in applicazione delle norme, se la p.a. non facesse decorrere il tempo senza adottare alcun provvedimento.
Il mero decorso infruttuoso del tempo non rende legittimo ciò che la p.a. avrebbe dovuto impedire agendo nei termini previsti dalla legge.
Ciò significa che il silenzio assenso può formarsi solo quando ricorrono tutte le condizioni oggettive e soggettive che rendano legittimo il titolo formatosi per silentium quando lo stesso, cioè, sia conforme alle norme che regolano il governo del territorio.
Più puntualmente ancora. Il silenzio assenso può formarsi solo quando parte istante abbia diritto al bene della vita richiesto con l’istanza su cui la p.a. omette di provvedere.
Nella presente fattispecie parte appellante non aveva diritto ad ottenere il bene della vita, in ragione della preesistenza del vincolo di assoluta inedificabilità nella zona in cui lo stesso è sito.
Conseguentemente è infondato il profilo di doglianza relativo all’asserito obbligo della p.a. di provvedere, e di provvedere favorevolmente sull’istanza del privato.
23. Non è fondato il terzo motivo per le argomentazioni addotte per ritenere infondato il secondo motivo, vista la sovrapponibilità delle argomentazioni difensive (il vincolo è assoluto e non relativo).
24. Non è fondato il quarto motivo che deduce la lesione del legittimo affidamento.
Non sussiste affidamento legittimo quando l’abuso è frutto della condotta del soggetto.
Il lasso di tempo intercorso fra il momento della realizzazione dell'abuso edilizio e l'adozione del provvedimento amministrativo adottato nella presente fattispecie non è idoneo ad ingenerare un legittimo affidamento in capo al privato interessato, consapevole dell’abusività di quanto realizzato.
“E invero, per consolidata e pacifica giurisprudenza che il Collegio condivide, in presenza di un’opera abusiva non è configurabile alcun legittimo affidamento che possa giustificare la conservazione dello stato di illiceità” (Cons. St., sez. VI, 20 gennaio 2022 n. 372).
25. In conclusione tutti i motivi sono infondati e l’appello deve essere respinto.
Le spese del secondo grado di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna parte appellante a rifondere le spese del secondo grado di giudizio nella misura complessiva di euro 1.000,00 (mille), oltre spese obbligatorie se previste per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 16 giugno 2022 con l'intervento dei magistrati:
Rosanna De Nictolis, Presidente
Roberto Caponigro, Consigliere
Michele Pizzi, Consigliere
Maria Immordino, Consigliere
Antonino Caleca, Consigliere, Estensore


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