Rivista giuridica di urbanistica ed edilizia. ISSN 2498-9916     Direttori:  Avv. Francesco Barchielli,   Avv. Federico Faldi  e  Avv. Gherardo Lombardi


Condono Toscana. Scheda descrittiva a cura del Comune di Pietrasanta (LU)
Autore: francesco - Pubblicato il 8 dicembre 2004
Direzione: Sviluppo Economico, Attività Produttive e Politiche del Lavoro Dirigente: Arch. Dante Galli; Sportello Unico Imprese, Funzionario Delegato: Giuliano Guicciardi
SANATORIA EDILIZIA


Riferimenti normativi
Decreto legge 30 settembre 2003, n.269
Legge regionale 20 ottobre, n.53
Circolare illustrativa approvata con delibera di GRT n. 1158 del 15 novembre 2004

Il sistema delle regole sull’uso del territorio non è da buttare completamente, almeno in Toscana, per cui la LR è stata pensata per non mettere a repentaglio il territorio, ponendo tutti i limiti necessari e opportuni per salvaguardarlo. I limiti si riferiscono alle dimensioni, alle aree pregiate oltre che alle destinazioni d’uso (aggravio peso urbanistico) (arch. Marco Gamberini- Regione Toscana).

La domanda di condono deve essere presentata al Comune entro il 10 dicembre 2004 solo per abusi edilizi terminati entro il 31 marzo 2003.
Termine perentorio, le domande presentate dopo tale data saranno dichiarate improcedibili.
La domanda deve essere presentata completa della documentazione richiesta compresa l’attestazione dei versamenti oblazione, incremento oblazione e oneri. Attenzione l’importo dell’oblazione versata deve essere quelle corrispondente alla tipologia di abuso da sanare pena improcedibilità della richiesta e effetto non estintivo del reato edilizio. Non è possibile integrare l’oblazione.

Soggetti legittimati a presentare la domanda:
- proprietario;
- titolare dell’atto autorizzativo;
- committente;
- costruttore;
- direttore dei lavori.

Sono suscettibili di sanatoria
Le opere realizzate in difformità dalla concessione edilizia ai sensi dell'articolo 3 della legge regionale 14 ottobre 1999, n. 52, anche con variazione essenziali, anche se non conformi allo strumento urbanistico, ovvero:
a) gli interventi di nuova edificazione e cioè di realizzazione di nuovi manufatti edilizi diversi da quelli di cui alle lettere successive del presente articolo ed all'articolo 4;
b) l'installazione di manufatti, anche prefabbricati e di strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzate come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee, quali esplicitamente risultino in base alle vigenti disposizioni;
c) la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria da parte di soggetti diversi dal Comune;
d) la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato;
e) la realizzazione di depositi di merci o di materiali e la realizzazione di impianti per attività produttive all'aperto, che comporti l'esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo inedificato;
f) gli interventi di ristrutturazione urbanistica, cioè quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale;
g) le addizioni volumetriche agli edifici esistenti non assimilate alla ristrutturazione edilizia;
h) gli interventi di sostituzione edilizia, intesi come demolizione e ricostruzione di volumi esistenti non assimilabile alla ristrutturazione edilizia, anche con diversa articolazione, collocazione e destinazione d'uso, senza alcun intervento sulle opere di urbanizzazione.

Le difformità devono essere state realizzate nel periodo di validità del titolo (a titolo aperto al momento dell’abuso) e non devono aver comportato:
a) un aumento superiore a 100 metri cubi della volumetria di ogni singola unità abitativa, e comunque un aumento complessivamente superiore, nel caso di edifici con più unità abitative (unità accorpate su piani orizzontali), a 200 metri cubi, con riferimento a costruzioni destinate a uso abitativo;
b) un aumento superiore a 100 metri cubi della volumetria di ogni singola unità immobiliare originaria, (max 750 metri cubi per manufatto) con riferimento a costruzioni destinate ad uso non abitativo situate al di fuori delle zone classificate D ed E ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765) o assimilate, individuate dagli strumenti di pianificazione;
c) un aumento superiore al 30 per cento della volumetria originaria di ogni singola unità immobiliare e, in ogni caso, un ampliamento del manufatto superiore a 300 metri cubi, con riferimento a costruzioni destinate ad uso non abitativo situate nell'ambito delle zone classificate D ed E ai sensi del D.M. n. 1444/1968 o assimilate, individuate dagli strumenti di pianificazione. Gli immobili con destinazione agricola oggetto degli ampliamenti di cui sopra, mantengono tale destinazione d'uso nei venti anni successivi alla data di entrata in vigore della presente legge.

Le opere e gli interventi soggetti a Dia, realizzati anche in assenza o difformità dal titolo abilitativo, anche se non conformi allo strumento urbanistico e riferiti a:
1) opere di reinterro e scavo non connesse alla attività edilizia o alla conduzione di fondi agricoli e che non riguardino coltivazioni di cave e torbiere;
2) mutamenti di destinazione d’uso degli immobili, con opere edilizie (il comune non è dotato di piano delle funzioni). Senza opere non si ha cambio di destinazione ma solo diversa utilizzazione.
3) demolizione di edifici o di manufatti non preordinati alla ricostruzione o alla nuova edificazione;
4) ogni altra trasformazione per mezzo di opere edilizie che , in base alla LR 52/99 e successive modifiche ed integrazioni, non sia soggetta a concessione;
5) interventi di manutenzione ordinaria recanti mutamento dell'esteriore aspetto degli immobili, nei casi previsti dalla disciplina comunale
6) interventi di manutenzione straordinaria, ossia le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico - sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari; detti interventi non possono comportare modifiche della destinazione d'uso;
7) interventi di restauro e di risanamento conservativo, ossia quelli rivolti a conservare l'organismo edilizio e ad assicurare la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano destinazioni d'uso con essa compatibili; tali interventi comprendono il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei a l'organismo edilizio; tali interventi comprendono altresì gli interventi sistematici, eseguiti mantenendo gli elementi tipologici formali e strutturali dell'organismo edilizio, volti a conseguire l'adeguamento funzionale degli edifici, ancorché recenti;
8) interventi di ristrutturazione edilizia, ossia quegli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente; tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, la eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti; tali interventi comprendono altresì:
- le demolizioni con fedele ricostruzione degli edifici, intendendo per fedele ricostruzione quella realizzata con gli stessi materiali o con materiali analoghi prescritti dagli strumenti urbanistici comunali, nonché nella stessa collocazione e con lo stesso ingombro planivolumetrico, fatte salve esclusivamente le innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica ;
- la demolizione di volumi secondari, facenti parte di un medesimo organismo edilizio, e la loro ricostruzione nella stessa quantità o in quantità inferiore ancorché in diversa collocazione sul lotto di pertinenza ;
- le addizioni funzionali di nuovi elementi agli organismi edilizi esistenti, che non si configurano come nuovi organismi edilizi, ivi compreso le pertinenze, e limitati interventi necessari per l'adeguamento alla normativa antisismica; non sono computate ai fini dell'applicazione degli indici di fabbricabilità fondiaria e territoriale le addizioni con le quali si realizzano i servizi igienici, i volumi tecnici e le autorimesse legate da vincolo pertinenziale ad unità immobiliari esistenti all'interno dei perimetri dei centri abitati, nonché il rialzamento del sottotetto, al fine di renderlo abitabile senza che si costituiscano nuove unità immobiliari; sono compresi in tale fattispecie gli ampliamenti una tantum di cui all'articolo 5, comma 3, della legge regionale 14 aprile 1995, n. 64 (Disciplina degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone con prevalente funzione agricola), modificata con legge regionale 4 aprile 1997, n. 25 ;
- interventi necessari al superamento delle barriere architettoniche ed all'adeguamento degli immobili per le esigenze dei disabili, anche in aggiunta ai volumi esistenti e in deroga agli indici di fabbricabilità ;

Gli interventi di ristrutturazione non devono però aver comportato:
a) un aumento superiore a 100 metri cubi della volumetria di ogni singola unità abitativa, e comunque un aumento complessivamente superiore, nel caso di edifici con più unità abitative (unità accorpate su piani orizzontali), a 200 metri cubi, con riferimento a costruzioni destinate a uso abitativo;
b) un aumento superiore a 100 metri cubi della volumetria di ogni singola unità immobiliare originaria, con riferimento a costruzioni destinate ad uso non abitativo situate al di fuori delle zone classificate D ed E ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765) o assimilate, individuate dagli strumenti di pianificazione;
c) un aumento superiore al 30 per cento della volumetria originaria di ogni singola unità immobiliare e, in ogni caso, un ampliamento del manufatto superiore a 300 metri cubi, con riferimento a costruzioni destinate ad uso non abitativo situate nell'ambito delle zone classificate D ed E ai sensi del D.M. n. 1444/1968 o assimilate, individuate dagli strumenti di pianificazione. Gli immobili con destinazione agricola oggetto degli ampliamenti di cui sopra, mantengono tale destinazione d'uso nei venti anni successivi alla data di entrata in vigore della presente legge.


Non sono soggette a richiesta condono
(mancanza di presupposto per presentare l’istanza):
- gli interventi di manutenzione ordinaria non recanti mutamento dell'esteriore aspetto degli immobili, nei casi previsti dalla disciplina comunale;
- interventi volti alla eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio;
- cambio di destinazione senza opere edilizie (utilizzazione funzionale) per comuni sprovvisti di piano delle funzioni.

Non ammessi a sanatoria
(vincoli imposti prima del 28/10/04)
Le opere e gli interventi quando siano in contrasto con i vincoli di cui all'articolo 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie) istituiti prima del 28/10/2004, data di entrata in vigore della LR 53/04.
”Art. 33. Opere non suscettibili di sanatoria.
Le opere di cui all'articolo 31 non sono suscettibili di sanatoria quando siano in contrasto con i seguenti vincoli, qualora questi comportino inedificabilità e siano stati imposti prima della esecuzione delle opere stesse:
a) vincoli imposti da leggi statali e regionali nonché dagli strumenti urbanistici a tutela di interessi storici, artistici, architettonici, archeologici, paesistici, ambientali, idrogeologici;
b) vincoli imposti da norme statali e regionali a difesa delle coste marine, lacuali e fluviali;
c) vincoli imposti a tutela di interessi della difesa militare e della sicurezza interna;
d) ogni altro vincolo che comporti la inedificabilità delle aree.
Sono altresì escluse dalla sanatoria le opere realizzate su edifici ed immobili assoggettati alla tutela della L. 1 giugno 1939, n. 1089, e che non siano compatibili con la tutela medesima.
Per le opere non suscettibili di sanatoria ai sensi del presente articolo si applicano le sanzioni previste dal capo I”


e quando ricorrano i seguenti casi:
Fermo restando quanto previsto dagli articoli 32 e 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, le opere abusive non sono comunque suscettibili di sanatoria, qualora:
a) siano state eseguite dal proprietario o avente causa condannato con sentenza definitiva, per i delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale o da terzi per suo conto;
b) non sia possibile effettuare interventi per l'adeguamento antisismico, rispetto alle categorie previste per i comuni secondo quanto indicato dalla ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 marzo 2003, n. 3274, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell'8 maggio 2003;
c) non sia data la disponibilità di concessione onerosa dell'area di proprietà dello Stato o degli enti pubblici territoriali, con le modalità e condizioni di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, ed al presente decreto;
d) siano state realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente rilevante ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;
f) fermo restando quanto previsto dalla legge 21 novembre 2000, n. 353, e indipendentemente dall'approvazione del piano regionale di cui al comma 1 dell'articolo 3 della citata legge n. 353 del 2000, il comune subordina il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria alla verifica che le opere non insistano su aree boscate o su pascolo i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Agli effetti dell'esclusione dalla sanatoria è sufficiente l'acquisizione di elementi di prova, desumibili anche dagli atti e dai registri del Ministero dell'interno, che le aree interessate dall'abuso edilizio siano state, nell'ultimo decennio, percorse da uno o più incendi boschivi


Non sono inoltre in alcun caso ammessi a sanatoria
(vincoli imposti prima del 28/10/04)
a) le opere abusive in contrasto con i vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali ed istituiti prima del 28/10/2004, entrata in vigore della legge regionale n. 53/2004, e che non siano conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici;
b) le opere e gli interventi realizzati nei porti, su una qualunque area demaniale nonché su terreni gravati da diritti di uso civico;
c) le opere e gli interventi in contrasto con le destinazioni d'uso ammesse, nella zona interessata, dagli strumenti urbanistici vigenti al momento dell'entrata in vigore della presente legge.


Interventi soggetti a vincolo comunque ammessi a sanatoria
(vincoli imposti dopo il 28/10/04)
- per le opere e gli interventi quando siano in contrasto con i vincoli di cui all'articolo 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie)
- e per le opere abusive in contrasto con i vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali e che non siano conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici;
si applica
qualora i vincoli siano istituiti dopo il 28/10/200, data dell'entrata in vigore della LR 53/04
quanto previsto dall'articolo 32 della L. n. 47/1985.

”Art. 32. Opere costruite su aree sottoposte a vincolo.
1. Fatte salve le fattispecie previste dall'articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso. Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di parere, il richiedente può impugnare il silenzio-rifiuto. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio estingue anche il reato per la violazione del vincolo. Il parere non è richiesto quando si tratti di violazioni riguardanti l'altezza, i distacchi, la cubatura o la superficie coperta che non eccedano il 2 per cento delle misure prescritte.
2. Sono suscettibili di sanatoria, alle condizioni sottoindicate, le opere insistenti su aree vincolate dopo la loro esecuzione e che risultino:
a) in difformità dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e successive modificazioni, e dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, quando possano essere collaudate secondo il disposto del quarto comma dell'articolo 35;
b) in contrasto con le norme urbanistiche che prevedono la destinazione ad edifici pubblici od a spazi pubblici, purché non in contrasto con le previsioni delle varianti di recupero di cui al capo III;
c) in contrasto con le norme del D.M. 1° aprile 1968, n. 1404, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 13 aprile 1968, e con gli articoli 16, 17 e 18 della legge 13 giugno 1991, n. 190, e successive modificazioni, sempre che le opere stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico.
3. Qualora non si verifichino le condizioni di cui al comma 2, si applicano le disposizioni dell'articolo 33.
4. Ai fini dell'acquisizione del parere di cui al comma 1 si applica quanto previsto dall'articolo 20, comma 6, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Il motivato dissenso espresso da una amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, ivi inclusa la soprintendenza competente, alla tutela del patrimonio storico artistico o alla tutela della salute preclude il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria.
5. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprietà di enti pubblici territoriali, in assenza di un titolo che abiliti al godimento del suolo, il rilascio della concessione o dell'autorizzazione in sanatoria è subordinato anche alla disponibilità dell'ente proprietario a concedere onerosamente, alle condizioni previste dalle leggi statali o regionali vigenti, l'uso del suolo su cui insiste la costruzione. La disponibilità all'uso del suolo, anche se gravato di usi civici, viene espressa dagli enti pubblici territoriali proprietari entro il termine di centottanta giorni dalla richiesta. La richiesta di disponibilità all'uso del suolo deve essere limitata alla superficie occupata dalle costruzioni oggetto della sanatoria e alle pertinenze strettamente necessarie, con un massimo di tre volte rispetto all'area coperta dal fabbricato. Salve le condizioni previste da leggi regionali, il valore è stabilito dalla filiale dell'Agenzia del demanio competente per territorio per gli immobili oggetto di sanatoria ai sensi della presente legge e dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, con riguardo al valore del terreno come risultava all'epoca della costruzione aumentato dell'importo corrispondente alla variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, al momento della determinazione di detto valore. L'atto di disponibilità, regolato con convenzione di cessione del diritto di superficie per una durata massima di anni sessanta, è stabilito dall'ente proprietario non oltre sei mesi dal versamento dell'importo come sopra determinato.
6. Per le costruzioni che ricadono in aree comprese fra quelle di cui all'art. 21 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, il rilascio della concessione o della autorizzazione in sanatoria è subordinato alla acquisizione della proprietà dell'area stessa previo versamento del prezzo, che è determinato dall'Agenzia del territorio in rapporto al vantaggio derivante dall'incorporamento dell'area.
7. Per le opere non suscettibili di sanatoria ai sensi del presente articolo si applicano le sanzioni previste dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (27) (23/cost)”

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(27) Articolo prima modificato dall'art. 4, D.L. 23 aprile 1985, n. 146, dagli artt. 2 e 12, D.L. 12 gennaio 1988, n. 2, dall'art. 39, L. 23 dicembre 1994, n. 724, dall'art. 2, commi 43 e 44, L. 23 dicembre 1996, n. 662 e poi così sostituito dal comma 43 dell'art. 32, D.L. 30 settembre 2003, n. 269, come modificato dalla relativa legge di conversione. Vedi, anche, il comma 25 dello stesso articolo 32.
(23/cost) La Corte costituzionale con ordinanza 15-16 maggio 1995, n. 176 (Gazz. Uff. 24 maggio 1995, n. 22, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, D.L. 27 settembre 1994, n. 551, e, in quanto da questo richiamate e fatte proprie, delle disposizioni di cui ai capi IV e V, L. 28 febbraio 1985, n. 47, sollevata, in riferimento agli artt. 77, 3, 79, 112, 117, 118, 128 e 42 della Costituzione. Successivamente la stessa Corte con sentenza 6-12 settembre 1995, n. 427 (Gazz. Uff. 20 settembre 1995, n. 39, Serie speciale) ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 38 sollevata in riferimento agli artt. 79 e 3 della Costituzione;
non fondata la questione di legittimità costituzionale delle disposizioni di cui ai Capi IV e V, e successive modifiche ed integrazioni, sollevata in riferimento agli artt. 2, 3, 9, 41, 42, 79, 112, 119 e 128 della Costituzione;
manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale delle disposizioni di cui ai Capi IV e V, e successive modifiche ed integrazioni, sollevata in riferimento agli artt. 117, 118 e 128 della Costituzione;
non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 31, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione. Successivamente, ancora, la stessa Corte, con ordinanza 16-24 maggio 1996, n. 169 (Gazz. Uff. 29 maggio 1996, n. 22, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 31, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione.

Si applica ugualmente l'articolo 32 della L. n. 47/1985 per la sanatoria di opere abusive in contrasto con i vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali ed istituiti prima del 28/10/2004, conformi agli strumenti urbanistici.


Documentazione da allegare
Obbligatoria perché la domanda di condono sia ammissibile:
- attestazione del versamento del 30 per cento dell'oblazione (calcolata utilizzando la tabella allegato 1 e in base a quanto indicato nella tabella C, di cui al DL 269/03). Nel caso di oblazione di importo fisso o comunque inferiore a tali importi, l'oblazione va versata per intero. Il versamento deve comunque essere effettuato nella misura minima di 1.700,00 €, qualora l'importo complessivo sia superiore a tale cifra, ovvero per intero qualora l'importo dell'oblazione sia inferiore a tale cifra;
- attestazione di versamento dell’oblazione relativa all’importo del 10 % aggiuntivo spettante al comune;
- attestazione contributo concessorio, se dovuto, in misura doppia;
- dichiarazione ai sensi art. 47 DPR 445/00 ( sostitutiva di atto di notorietà) del richiedente nella quale risulti la descrizione delle opere per le quali si chiede il titolo abilitativo in sanatoria, lo stato dei lavori relativo, compresa data di ultimazione, corredata di documentazione fotografica con riportata la data dello scatto, che illustri in maniera completa l’oggetto della richiesta e con indicazione dei punti di ripresa, firmata dal richiedente;
- dichiarazione ai sensi art. 46 DPR 445/00 (autocertificazione) del richiedente di non aver carichi pendenti per delitti di mafia, riciclaggio, impiego di denaro o beni di provenienza illecita;
- qualsiasi altra documentazione che venga ritenuta indispensabile per l’ottenimento del titolo abilitativi in sanatoria;
- eventuale documentazione richiesta dal comune.
- Per opere superiori a 450 mc, perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere ed una certificazione redatta da tecnico abilitato attestante l’idoneità statica delle opere eseguite: Se l’opera è stata precedentemente collaudata, la certificazione non è necessaria: nei casi in cui l’opera medesima faccia parte di edifici di maggiori dimensioni, la certificazione deve riguardare l’intero edificio;
Consigliata perchè si possa dimostrare la correttezza dei conteggi:
- scheda autocalcolo oblazione, rateizzazione, importo oneri concessori.

Entro il 31 ottobre 2005 la richiesta deve essere completata con la presentazione:
- denuncia in catasto dell’immobile oggetto di illecito edilizio e della documentazione relativa all’attribuzione della rendita catastale e del relativo frazionamento;
- denuncia ai fini ICI;
- ove dovuta, denuncia ai fini tassa smaltimento rifiuti solidi urbani e per l’occupazione di suolo pubblico.
In caso di rateizzazione dell’oblazione il restante importo deve essere versato:
- 35% entro il 31 maggio 2005;
- 35% entro il 30 settembre 2005.
Copia della ricevuta deve essere trasmessa al Comune

Procedimento per il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria
1. La domanda relativa al rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria è redatta su apposito modello ed è presentata al comune unitamente all'attestazione del pagamento dell'oblazione e del contributo di cui all'articolo 4, comma 1 (la cifra da versare relativa all’importo degli oneri non può essere rateizzata), a partire dal giorno successivo a quello dell'entrata in vigore della presente legge e fino al termine perentorio del 10 dicembre 2004. Alla domanda è inoltre allegata la restante documentazione indicata nel modello.
2. Al momento della presentazione della domanda è comunicato al richiedente il nominativo del responsabile del procedimento.
3. L'esame delle domande, che risultano formalmente complete in base a quanto richiesto nel modello allegato alla presente legge, si svolge secondo l'ordine di presentazione.
4. Il responsabile del procedimento acquisisce tutti i necessari pareri di competenza comunale ed i documenti eventualmente mancanti, redige una relazione contenente la qualificazione tecnico-giuridica dell'intervento per il quale è fatta richiesta del titolo abilitativo edilizio in sanatoria e formula una motivata proposta all'autorità competente all'emanazione del provvedimento conclusivo.
5. Il provvedimento finale, da notificare all'interessato, è adottato dall'autorità comunale competente entro il termine di due anni dalla data di presentazione della domanda ( in caso di inerzia gli interessati potranno reagire all’inerzia nelle forme previste dall’ordinamento).
6. Dell'avvenuto rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria è data notizia al pubblico mediante affissione all'albo pretorio.

NB
Alle domande presentate prima della sentenza della corte costituzionale (giugno 2004) si applicano le norme della legge regionale. Le domande presentate dopo la sentenza devono essere ripresentate.

Tipologie di abuso
- Tipologia 1. Opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.
- Tipologia 2. Opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio, ma conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici alla data di entrata in vigore del presente provvedimento.
- Tipologia 3. Opere di ristrutturazione edilizia come definite dall'articolo 4, comma 2, lettera d) della LR 52/99 e successive modifiche ed integrazioni, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio.
- Tipologia 4. Opere di restauro e risanamento conservativo come definite dall'articolo 4, comma 2, lettera c) della LR 52/99 e successive modifiche ed integrazioni, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio, nelle zone omogenee A di cui all'articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.
- Tipologia 5. Opere di restauro e risanamento conservativo come definite dall'articolo 4, comma 2, lettera c) della LR 52/99 e successive modifiche ed integrazioni, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio.
- Tipologia 6. Opere di manutenzione straordinaria, come definite all'articolo 4, comma 2, lettera b) del della LR 52/99 e successive modifiche ed integrazioni, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio; opere o modalità di esecuzione non valutabili in termini di superficie o di volume.

Giurisprudenza
Consiglio di Stato
Vincolo paesistico: competenza della Regione per il parere
Spetta alle Regioni esprimere il parere vincolante richiesto dall'art. 32, primo comma, della legge 28 febbraio 1985 n. 47, per la concessione o l'autorizzazione in sanatoria, nel caso di opere abusive eseguite su aree sottoposte a vincolo paesistico, salve le misure sostitutive e repressive del Ministro per i beni culturali e ambientali previste dall'art. 82, nono comma, del D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 (nel testo modificato dall'art. 1 del D.L. 27 giugno 1985 n. 312) rispettivamente in caso di inerzia dell'Amministrazione regionale o nell'ipotesi di rilascio di un provvedimento illegittimo. Sez. VI, sent. n. 241 del 06-04-1987, Ministero per i beni culturali e ambientali c. Regione Molise (p.d. 870548). Massima pubblicata sulla Rivista Consiglio di Stato, edita da Italedi.

Consiglio di Stato
Individuazione dei vincoli
La legge 28 febbraio 1985 n. 47 sul condono edilizio all'art. 33 contempla, con il nome di "vincoli di inedificabilità", i casi in cui le norme vietino di edificare in determinate aree; mentre l'art. 32 riguarda i vincoli, previsti da leggi speciali e quindi tipici, consistenti nella sottoposizione di determinate aree ad una "tutela" di alcuni interessi generali (paesaggistico, idrico, idrogeologico, storico, ecc), che si esercita tra l'altro col subordinare l'esecuzione di opere edilizie all'autorizzazione dell'autorità preposta alla cura dell'interesse generale considerato, la quale valuta se l'opera di cui le viene sottoposto il progetto contrasti o meno con quell'interesse. Mentre i "vincoli" di cui all'art. 33 ostano alla sanatoria solo se siano stati imposti prima dell'esecuzione dell'opera abusiva, per i vincoli di cui all'art. 32 la sanatoria è subordinata al parere favorevole (che, per l'opera già eseguita, sostituisce il provvedimento autorizzatorio) dell'autorità preposta alla tutela del vincolo, indipendentemente dal fatto che quest'ultimo sia stato imposto prima o dopo l'esecuzione dell'opera abusiva. Sez. V, sent. n. 696 del 04-05-1995, Comune di Pianoro c. Elmi (p.d. 960599). Massima pubblicata sulla Rivista Consiglio di Stato, edita da Italedi.

Cassazione Penale
Opere costruite su aree sottoposte a vincoli, sanabilità
In tema di condono edilizio, non sussiste insanabilità assoluta della costruzione ex legge n. 47 del 1985, qualora l'immobile abusivo sia stato eseguito in zona soggetta a vincolo paesaggistico, giacché vi è solo necessità dell'autorizzazione relativa, sicché si versa in un'ipotesi disciplinata dall'art. 32 della legge n. 47 del 1985, mentre detta insanabilità è esclusa per gli immobili abusivamente edificati in zone individuate dai provvedimenti di cui all'art. 1-quinquies della legge n. 431 del 1985 in virtù dell'espresso riferimento contenuto nel comma ventesimo dell'art. 39 della legge n. 724 del 1994, sicché ove sia stata presentata regolare e tempestiva istanza di condono con il versamento della prima rata di oblazione deve procedersi alla sospensione del giudizio in base all'art. 38 della legge n. 47 del 1985. Sez. III, ord. n. 12298 del 14-10-1996 (ud. del 24-09-1996), Varriale (rv 206160).

Consiglio di Stato
Opere eseguite prima dell'imposizione del vincolo
Secondo la normativa vigente prima del D.L. 12 gennaio 1988 n. 2, convertito con modificazioni dalla legge 13 marzo 1988 n. 68, la concessione edilizia in sanatoria era subordinata al parere favorevole delle Amministrazioni preposte alla tutela dei vincoli "per opere eseguite su aree sottoposte a vincolo" (art. 32 della legge 28 febbraio 1985 n. 47.) Pertanto, non era necessario tale parere per opere eseguite prima dell'imposizione del vincolo, dovendosi trarre argomento "a fortiori" anche dall'art. 33 della legge n. 47 del 1985, che nel caso, più grave, di assoluta inedificabilità considerava rilevanti soltanto i vincoli imposti prima dell'esecuzione delle opere. Sez. VI, sent. n. 1029 del 30-09-1995, Regione Piemonte c. Ferrero (p.d. 960351). Massima pubblicata sulla Rivista Consiglio di Stato, edita da Italedi.

Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche
Divieto di costruzione di manufatti a una certa distanza dagli argini dei corsi d'acqua Il divieto di costruzione di manufatti a una certa distanza dagli argini dei corsi d'acqua, contenuto nell'art. 96 del R.D. 25 luglio 1904 n. 523, lett. f), ha carattere inderogabile; ne consegue che, nell'ipotesi di costruzione abusiva realizzata in contrasto con il suddetto divieto, trova applicazione l'art. 33 della legge 28 febbraio 1985 n. 47 sul condono edilizio, il quale contempla, appunto i "vincoli di inedificabilità", includendo in tale ambito i casi in cui le norme vietino in modo assoluto di edificare in determinate aree, le quali non ostano alla sanatoria soltanto nell'ipotesi che siano state emanate successivamente all'esecuzione dell'opera abusiva. Sent. n. 31 del 10-02-1999, Cesana c. Regione Lombardia (p.d. 9900036).

T.A.R. Campania Napoli, Sezione IV, 15 novembre 2004, n. 16783
Condono edilizio e nozione di “edificio realizzato al rustico e completata la copertura”
Secondo l’interpretazione dell’art. 31 della legge n. 47/1985 offerta dalla giurisprudenza (fra le tante, Cons. stato, sez. IV, 16 ottobre 1998, n. 1306; T.A.R. Calabria - Reggio Calabria - 9 dicembre 2002, n. 1955), nella tipologia prevista da tale disposizione si considerano ultimati gli edifici realizzati al rustico e completi di copertura, sussistendo continuità tra i muri perimetrali e la copertura, l'esecuzione del rustico deve riferirsi al completamento di tutte le strutture essenziali, tra le quali vanno annoverate le tamponature esterne, che determinano l'isolamento dell'immobile dalle intemperie e configurano l'opera nella sua fondamentale volumetria. dal sito www.suap.provincia.fi.it

T.A.R. Campania Napoli, Sezione IV, 16 novembre 2004, n. 16813
Condono edilizio e domanda dolosamente infedele
1. La domanda di condono deve essere rigettata, perché dolosamente infedele, allorché le inesattezze o le omissioni rilevate siano da ritenere preordinate a trarre in errore il Comune su elementi essenziali dell'abuso, quali la data della sua commissione, la qualificazione giuridica dell'illecito e l’entità della relativa oblazione (fattispecie relativa ad una richiesta di condono per un manufatto destinato a civile abitazione mentre l’abuso commesso consisteva nella realizzazione di una falegnameria ).
2. E’ legittimo il diniego di condono relativo ad una domanda dolosamente infedele quando la motivazione contiene un esauriente rinvio alla documentazione presentata con la domanda e dal verbale di accertamento risulta che l'abuso è stato eseguito in epoca diversa da quella dichiarata, ha natura giuridica diversa da quella rappresentata ed è stata pagata l’oblazione in misura inferiore rispetto a quanto previsto dalla legge.
3. L’Amministrazione, sulla base di una valutazione d'insieme delle opere, della documentazione agli atti e di eventuali sopralluoghi, può procedere ad una classificazione dell' abuso diversa da quella prospettata dall’istante a parte (T.A.R. Lombardia, Sez. II, 13 luglio 1998, n. 1777; 12 settembre 1998, n. 2132).
4. La inesatta rappresentazione della realtà contenuta nella domanda di concessione in sanatoria su un presupposto essenziale per l'accoglibilità della medesima, configurando l'ipotesi di domanda dolosamente infedele, impedisce il formarsi del c.d. silenzio assenso e, quindi, deve ritenersi legittimo il diniego assunto oltre i 24 mesi dalla data di presentazione della domanda di condono. dal sito www.suap.provincia.fi.it

Riflessioni
- nel caso di trasformazione del sottotetto, scantinato o di pertinenze in unità autonoma residenziale o altro, l’intervento deve essere condonato con la tipologia 1 o 2 (il sottotetto o pertinenza non sono stati conteggiati come volume di PRGC al momento del rilascio del permesso originario, non sono volume leggittimo) e non 3 ( ristrutturazione/cambio d’uso di volume già assentito,) per cui la richiesta rientra tra quelle ammissibili solo se verifica i disposti delle opere costruite in difformità dalla concessione edilizia;
- nel caso di trasformazione e/o rialzamento del sottotetto, al fine di renderlo abitabile senza che si costituiscano nuove unità immobiliari, l’abuso rientra nella tipologia 3;
- “le addizioni funzionali di nuovi elementi agli organismi edilizi esistenti, che non si configurano come nuovi organismi edilizi, ivi compreso le pertinenze, e limitati interventi necessari per l'adeguamento alla normativa antisismica; non sono computate ai fini dell'applicazione degli indici di fabbricabilità fondiaria e territoriale le addizioni con le quali si realizzano i servizi igienici, i volumi tecnici e le autorimesse legate da vincolo pertinenziale ad unità immobiliari esistenti all'interno dei perimetri dei centri abitati, nonché il rialzamento del sottotetto, al fine di renderlo abitabile senza che si costituiscano nuove unità immobiliari; sono compresi in tale fattispecie gli ampliamenti una tantum di cui all'articolo 5, comma 3, della legge regionale 14 aprile 1995, n. 64 (Disciplina degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone con prevalente funzione agricola), modificata con legge regionale 4 aprile 1997, n. 25 “.
La suddetta definizione, necessita di chiarimenti:
una addizione funzionale ad un organismo esistente dovrà servire a garantire una migliore utilizzazione e godimento di un determinato bene con determinate caratteristiche e con determinata destinazione d’uso, senza che a seguito dell’addizione stessa derivi una trasformazione funzionale del bene stesso: se si addizionano volumi ad una abitazione il bene dovrà rimanere abitazione, se si addizionano volumi ad un annesso agricolo il bene dovrà rimanere un annesso agricolo, e così via; inoltre, poiché non si deve creare nuovo organismo edilizio, gli ampliamenti non possono dar luogo a nuove unità immobiliari.
Le addizioni funzionali, soggetti a Dia, sono quindi interventi di ampliamento di superficie o/e volume, che possono comunque essere realizzate nei limiti degli indici di fabbricabilità fondiaria e territoriale (ampliamenti conformi alle norme di PRGC, ovvero in caso di sanatoria a seguito di condono, tale limite si intende superato dai disposti della LR 53/04, che consente di sanare gli interventi sottoposti a Dia anche se non conformi agli strumenti urbanistici ?), mantenendo la destinazione d’uso originaria, senza possibilità di autonoma utilizzazione.
E' esclusa, da tale verifica, la realizzazione (quindi senza limiti di Sc e/o volume):
- il rialzamento del sottotetto, al fine di renderlo abitabile senza che si costituiscano nuove unità immobiliari;
- gli ampliamenti una tantum di cui all'articolo 5, comma 3, della legge regionale 14 aprile 1995, n. 64 (Disciplina degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone con prevalente funzione agricola), modificata con legge regionale 4 aprile 1997, n. 25
- di servizi igienici;
- volumi tecnici;
e, limitatamente ad unità immobiliari esistenti all'interno dei perimetri dei centri abitati
- di autorimesse legate da vincolo pertinenziale;
Criteri per la attribuzione della qualifica di pertinenza:
- preesistenza di costruzione principale;
- non indispensabilità alla costruzione principale;
- oggettiva inutilizzabilità per altro scopo diverso dal servizio alla costruzione principale;
- individualità fisica ed autonomia funzionale;
- dimensioni (in assoluto ed in relazione) ridotte (in giurisprudenza massimo 20% della costruzione principale);
- assenza di carico urbanistico;
- mancanza di autonomo valore di mercato;
Le addizioni funzionali diverse da quelle descritte sopra sono interventi soggetti a concessione edilizia.
- chiarire se l'applicazione della legge "Sarno", ovvero "individuazione di aree a rischio idrogeologico" abbia comportato effettivamente l'istituzione di un vincolo, in caso affermativo lo stesso concetto dovrebbe essere applicato alle aree a rischio sismico ?, chi è l'amministrazione titolare della tutela del "vincolo Sarno"? L'autorità di Bacino? ;
- nella legislazione statale i vincoli sono rilevanti solo se preesistenti all’esecuzione delle opere abusive, mentre per la legge regionale, contano anche quelli sopravvenuti a tale data, purchè istituiti prima dell’entrata in vigore della legge;
- nel caso di abusi su immobili oggetto di convenzione la circolare della regione chiarisce come non operi la normativa sulla sanatoria edilizia;
- non possono essere sanati aumenti volumetrici maggiori di quelle indicati dalla LR 53/04. Non si può applicare un condono parziale abbinato ad una sanzione che consentisse il permanere sul territorio di un abuso con dimensioni superiori a quelle stabilite;
- per ogni abuso deve essere presentata una richiesta;
- Il mutamento di destinazione d’uso degli immobili, edifici ed aree, è un intervento soggetto a dia art.4 , comma 1, lettera e), ma se accompagnato da opere ?;
- la circolare regionale riporta “Si richiama…circa i limiti della ristrutturazione edilizia, secondo cui l’ampliamento non può abbinarsi in assenza di titolo al cambio di destinazione d’uso”;
- per considerare il cambio di destinazione eseguito con opere, è sufficiente la realizzazione dei soli impianti?
- l’atto o parere dell’amministrazione che tutela il vincolo deve essere richiesto anche in caso di non rilascio del titolo in sanatoria (al fine di consentire all’interessato di produrlo in sede di processo penale);
- chiarire bene il riferimento alla normativa antisismica, la norma del condono prevede la non condonabilità degli abusi non adeguabili;
- il volume deve essere conteggiato come da norma comunale;
- valutare se richiedere documentazione a firma di tecnico quale elaborati grafici, relazioni ecc;
- stabilire se prevedere diritti di istruttoria;
- il contrasto con le norme regolamentari ( non leggi) igienico-sanitarie non impedisce la sanatoria degli abusi edilizi, ma potrebbe determinare future limitazioni;
- prima di procedere alla richiesta di condono valutare se l'intervento è sanabile in via ordinaria art.37 LR52/99 -accertamento di conformità;
- nel titolo abilitativi deve essere riportato, a secondo del caso :
- il vincolo ventennale per le destinazioni agricole che decorre dalla entrata in vigore della LR;
- nel caso di contrasto con le norme igienico-sanitarie specificare che il volume non può essere utilizzato come richiesto ovvero che tale circostanza potrebbe limitare future utilizzazioni;

DIREZIONE: SVILUPPO ECONOMICO,
ATTIVITA'PRODUTTIVE E POLITICHE DEL LAVORO Dirigente: Arch. Dante GALLI
Sportello Unico Imprese Funzionario Delegato:Giuliano GUICCIARDI
(Determina Dirigenziale n. 45 del 16/1/2004)

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