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Rivista giuridica di urbanistica ed edilizia. ISSN 2498-9916 Direttori: Avv. Francesco Barchielli e Avv. Ilaria Mannelli
Consiglio di Stato Giustizia amministrativa

Sugli effetti conformativi del giudicato

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Urbanistica Italiana Rivista giuridica di urbanistica ed edilizia · ISSN 2498-9916

Sugli effetti conformativi del giudicato

Cons. Stato, Sezione V, 12 luglio 2004, n. 5059 (Corradino) · francesco · 27 luglio 2004

Premassima

Sugli effetti conformativi del giudicato

Testo integrale

1. Una volta passate in giudicato, le decisioni giurisdizionali sono vincolanti per l’Amministrazione non solo per quanto concerne gli effetti demolitori statuiti, ma anche per quanto riguarda l’adozione degli atti conformativi, che devono essere adottati nell’assoluto rispetto del contenuto formale e sostanziale delle decisioni medesime.

2. L’emanazione di un nuovo provvedimento sul medesimo rapporto conosciuto e definito con statuizione irrevocabile costituisce ottemperanza al giudicato e la legittimità dell’atto sopravvenuto può essere delibata nell’ambito del giudizio di ottemperanza solo se la nuova determinazione risulti palesemente elusiva delle regole di azione dettate nella decisione della quale viene chiesta l’esecuzione, dovendosi altrimenti denunciarne l’invalidità con autonomo ricorso nelle forme del giudizio ordinario.

DIRITTO
Il Collegio dà atto che nell'attuale ricorso è stata regolarmente seguita la procedura di cui agli artt. 90 e 91 del R.D. 17.8.1907, n. 642 e che la Segreteria del Consiglio di Stato ha provveduto a comunicare all’Amministrazione interessata l’avvenuto deposito del ricorso.
Ciò premesso, il ricorso deve ritenersi fondato.
1. Deve essere in primo luogo precisato che questo Consesso, con la decisione su cui è sceso il giudicato per l’esecuzione del quale è causa, ha stabilito che < >.
2. Deve essere, innanzitutto, esaminata l’eccezione di inammissibilità del giudizio in esame, sollevata dall’amministrazione resistente e motivata dall’intervenuta adozione della delibera n. 14/2003 di (asserita) esecuzione del giudicato. Sul punto, si ritiene utile ripercorrere l’evoluzione giurisprudenziale sui presupposti di ammissibilità del giudizio di esecuzione del giudicato. In una prima fase, la giurisprudenza ritenne ammissibile il giudizio di ottemperanza esclusivamente in presenza di inerzia o inottemperanza totale della Pubblica amministrazione (CdS sezione VI, 514/64; CdS Adunanza plenaria 27/1969). In un secondo tempo, venne introdotta, accanto all’inerzia o inottemperanza totale, l’ulteriore ipotesi di < > (CdS Adunanza plenaria 8/1980): detto orientamento consentiva, allorchè il soggetto pubblico avesse adottato provvedimenti solo apparentemente attuativi del giudicato ma sostanzialmente diretti ad eluderne l’applicazione, o in caso di inottemperanza incompleta o imparziale, di denunciare in sede di ottemperanza contegni provvedimentali che si risolvono in sostanziali aggiramenti delle statuizioni contenute nella sentenza passata in giudicato. Una volta introdotta la differenza tra violazione del giudicato ed elusione del medesimo, la problematica distinzione tra le due ipotesi è stata risolta dalla giurisprudenza optando per l’elusione del giudicato quando il comando contenuto dalla sentenza è talmente puntuale che non lascia alcun margine di apprezzamento al potere discrezionale: ogni atto difforme deve considerarsi emesso in carenza di potere e perciò può essere dichiarato nullo in sede di ottemperanza (Cons. Stato, Ad. Plen., 19/03/1984, n. 6). Infine, nella terza tappa, si supera la complessa dicotomia tra violazione ed elusione del giudicato e si afferma che il giudizio di ottemperanza ha come oggetto la verifica dell’adempimento o meno da parte dell’amministrazione all’obbligo nascente dal giudicato e cioè se essa abbia o meno attribuito all’interessato quell’utilità concreta che la sentenza ha riconosciuto come dovuta, a prescindere dal fatto che residui o meno in capo alla stessa un potere discrezionale (Cons. Stato n. 6843/00; Cons. Stato n. 456/01).
3. E’ il caso di ricordare che, una volta passate in giudicato, le decisioni giurisdizionali sono vincolanti per l’Amministrazione non solo per quanto concerne gli effetti demolitori statuiti, ma anche per quanto riguarda l’adozione degli atti conformativi, che devono essere adottati nell’assoluto rispetto del contenuto formale e sostanziale delle decisioni medesime (Cons. St., Sez. IV, n. 335 del 26.3.1992; n. 219 del 7.3.1994). Orbene, è stato di recente affermato da questa Sezione (Cons. Stato, sez. V, 29 aprile 2003 n. 2197) che, in via generale, l’emanazione di un nuovo provvedimento sul medesimo rapporto conosciuto e definito con statuizione irrevocabile costituisce ottemperanza al giudicato (Cons. Stato, Sez. IV, 15 giugno 1999, n. 1020) e che la legittimità dell’atto sopravvenuto può essere delibata nell’ambito del giudizio di ottemperanza solo se la nuova determinazione risulti palesemente elusiva delle regole di azione dettate nella decisione della quale viene chiesta l’esecuzione (Cons. Stato, Sez. IV, 10 aprile 1998, n. 565), dovendosi altrimenti denunciarne l’invalidità con autonomo ricorso nelle forme del giudizio ordinario (Cons. Stato, Sez. IV, 10 agosto 2000, n. 4459). Così definiti, in astratto, i limiti della cognizione riservata al giudice dell’ottemperanza, deve rilevarsi, in concreto, che la determinazione assunta dal Comune di Macchiagodena successivamente alla pronuncia della sentenza che si domanda di eseguire deve reputarsi palesemente elusiva di quella, perché essa, in definitiva, si discosta dal dictum della decisione da eseguire, secondo cui < , intesa come azione pastorale e che l’art. 16, lett. a), della legge n. 222 del 1985, afferma che si considerano attività di religione o di culto quelle dirette all’esercizio del culto, alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana. E ne ha tratto la conseguenza che sono riconducibili nelle rettorie, in senso stretto, non solo i locali adibiti ad ufficio amministrativo o ad abitazione dei predetti soggetti, ma anche quelli utilizzati per le opere connesse al culto che nella chiesa si celebra>>.
4. Ciò stante, le richieste del ricorrente si appalesano fondate e meritano di essere accolte. Vanno quindi messi in atto tutti i provvedimenti idonei a far cessare l'inottemperanza lamentata. A tal fine il Collegio ritiene di nominare quale Commissario ad acta con incarico di provvedere in via sostitutiva, il Prefetto di Isernia, demandandogli l'esecuzione del giudicato in argomento, con facoltà di delega. L’anticipo va posto a carico dell’amministrazione comunale. Esso si liquida come da dispositivo.
Per le ragioni esposte il ricorso va accolto.
Sussistono giuste ragioni per compensare le spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione V) accoglie il ricorso e per l’effetto:
1) Nomina Commissario ad acta il Prefetto di Isernia il quale, provvederà – anche mediante un suo delegato - a porre in essere in via sostitutiva, tutti gli atti necessari all’esecuzione del giudicato formatosi sulla decisione del Consiglio di Stato, sez. V, n. 5769 del 2002, pubblicata mediante deposito il 18 ottobre 2002;
2) Pone a carico del Comune di Macchiagodena un anticipo pari a Euro 2.000 (Euro duemila/00);
3) Dispone che a cura della Segreteria della Sezione, copia della presente decisione sia trasmessa alle parti in causa e al Commissario ad acta nominato.
4) Compensa le spese di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, nella camera di consiglio del 9 gennaio 2004, con l'intervento dei sigg.ri:
Alfonso Quaranta Presidente,
Raffaele Carboni Consigliere,
Chiarenza Millemaggi Cogliani Consigliere,
Paolo Buonvino Consigliere,
Michele Corradino Consigliere estensore.

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
f.to Michele Corradino f.to Alfonso Quaranta
IL SEGRETARIO
f.to Francesco Cutrupi


DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 12 luglio 2004
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
f.to Antonio Natale
IL DIRIGENTE

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